Indice dei nomi di persona, località, istituzioni


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Nell’Indice sono stati inseriti i lemmi che compaiono nella sezione descrittiva dell’inventario. Il rinvio è alla segnatura archivistica dell’unità archivistica e, talora, anche del documento in cui compare il lemma. Non sono stati inseriti, per ovvi motivi, i lemmi Padova (ma compaiono i microtoponimi riconducibili alla città), Santo (neppure le cappelle della basilica e i luoghi del convento, ad eccezione della Biblioteca / Libreria e della Sagrestia, che hanno valenza istituzionale e svolgono funzioni amministrative), Ordine dei minori conventuali (e relative cariche, se non riferite a singole persone).

Per evidenziare immediatamente la natura dell’entità cui il lemma si riferisce sono stati adottati caratteri tipografici differenti:

1) i nomi di persona e famiglia sono indicati in carattere tondo, disambiguando opportunamente (e fin dove era possibile) gli omonimi, riconducendo a unità le varianti (indicate fra parentesi tonde), inserendo i rinvii necessari, in particolare legami di parentela o affinità;

2) i nomi di luogo (toponimi e microtoponimi) sono indicati in carattere corsivo, riconducendo al toponimo principale i microtoponimi;

3) i nomi delle istituzioni, degli uffici e delle dignità ecclesiastiche, delle cariche sono indicati in carattere grassetto, riportando tra parentesi tonde il nome dello Stato all’interno del quale hanno operato;

4) i nomi degli autori della bibliografia sono indicati in carattere maiuscoletto, anche nei casi in cui compaiono come persone.

Per quanto riguarda i nomi di persona e di famiglia, i problemi più rilevanti sono determinati dalla presenza di numerose varianti, derivanti sia dall’uso di lingue diverse (latino, volgare veneto, italiano), spesso usate contemporaneamente, sia dalla tardiva fissazione dei cognomi, specie nei secoli più lontani. In particolare, qualche difficoltà deriva dal fatto che non sempre è chiaro se si tratta di varianti del medesimo cognome (si pensi allo scempiamento delle doppie, frequente in ambito veneto, o all’ipercorrettismo, da esso derivante) oppure di cognomi effettivamente diversi: per risolvere il problema si è tenuto conto della persistenza dei cognomi stessi. Inoltre, soprattutto per determinate categorie (artigiani, operai, lavoratori in genere, ma anche donne sposate che acquisiscono il cognome del marito), non compare nei documenti il cognome: in questi casi, che precedono quelli completi, si è sostituito il cognome con ***. Più facile è stato integrare i cognomi con i nomi di battesimo, tramite ricerche su altre fonti, edite o inedite. Per disambiguare gli omonimi si sono utilizzati il nome del padre o della madre, l’attività lavorativa, la provenienza, la data, in modo da fugare il pericolo di identificazioni sommarie e imprecise bassate solo sull’identità di cognome e nome. Talora l’indicazione cronologica compare anche in casi non immediatamente evidenti di omonimia, quando si sia riscontrata la possibilità di equivoci. Le varianti sono indicate fra parentesi tonde. Esistono comunque rinvii dai lemmi non scelti come voci di autorità.

Per quanto riguarda la sequenza, si sono operate le seguenti scelte:

– nel caso di entità identificate con il solo nome di battesimo, precedono i lemmi con il solo nome, seguono quelli con indicazione dell’attività lavorativa, poi quelli accompagnati da provenienza geografica, infine quelli con indicazione della paternità o altro legame parentale;

– nel caso di entità sia geografiche sia onomastiche (il caso più evidente è Carrara), si sono collocate prima quelle geografiche e successivamente quelle riferite a persone o famiglie;

– all’interno del medesimo nucleo familiare, in caso di omonimie, si è seguita la sequenza cronologica e si sono distinti gli omonimi in base alla datazione delle ricorrenze;

– nel caso di famiglie, che al cognome originario ne hanno aggiunto un altro, si sono elencati prima tutti i membri della famiglia con un solo cognome e poi quelli della famiglia con cognome doppio, facendo comunque gli opportuni rinvi, che sono stati fatti anche nel caso di soprannomi per rinviare all’identità costituita da cognome e nome;

Rinvii sono stati fatti per le varianti, ove queste non fossero di minima entità (scempiamento delle doppie, molto frequente in area veneta, etc.), oppure per denominazioni multiple ricondotte a voce di autorità. Sono indicate, tra parentesi tonde, tutte le varianti, anche quelle minime (ad esempio, Zuanne, Zan, Zuane, Gian, Giovanni, Zaneto), perché spesso, in caso di ripetitività del nome di battesimo all’interno della medesima famiglia, la variante serviva a distinguere le persone.

L’indicazione dell’attività lavorativa è critica e utilizza il termine italiano (ad esempio, muratore per muraro), salvo casi molto particolari nei quale l’uso dell’italiano avrebbe alterato in modo sostanziale il significato del termine (come, ad esempio, coverzador oppure casolino), che sono indicati in corsivo.

Per quanto riguarda le serie 33-64 e i fondi aggregati 1-5, sono stati indicizzati solo i nomi che compaiono nei cappelli introduttivi.

I microtoponimi sono stati ricondotti al toponimo generale: questa operazione si è rivelata molto complessa soprattutto per le voci Anguillara e Padova, all’interno delle quali i microtoponimi sono stati raggruppati per categorie (ad esempio, vie, piazze, scoli, chiaviche, possessioni, etc.) in ordine alfabetico senza tener conto di eventuali preposizioni (di, del, della, degli, etc.).

Nella serie 24 non sono stati indicizzati i nomi presenti sul dorso delle buste, in quanto si tratta di buste di recupero prive di informazioni pertinenti.

Gli attributi di ciascuna entità, se costantemente presenti in ogni ricorrenza, sono indicati immediatamente dopo il nome; altrimenti, se cioè sono presenti solo in talune ricorrenze, sono indicati accanto al rinvio.

Mansionerie e ditte, considerate al pari di istituzioni, sono indicate in carattere grassetto, ma si sono introdotti rinvii dall’eventuale cognome.


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Credits

L’inventario in formato digitale è stato curato da Giorgetta Bonfiglio-Dosio, sulla scorta dell’edizione a stampa: Giorgetta Bonfiglio-Dosio, Giulia Foladore, Archivio della Veneranda Arca di S. Antonio. Inventario, Padova, Centro studi antoniani, 2017, voll. 3 (Varia, 60)

Orari di apertura

L’Archivio della Veneranda Arca di S. Antonio è aperto con le seguenti modalità e solo su appuntamento:
mercoledì ore 14:30-18:30
giovedì ore 8:30-12:30 oppure 14:30-18:30.
Per concordare una visita si prega di contattare la referente tramite l’apposito modulo